Tommaso Morlando:RACCOGLIAMO E DIFFONDIAMO, CONDIVIDENDONE LO SPIRITO, L’ACCORATO EDITORIALE DI GIANLUIGI GUARINO direttore di www.casertace.net CONTRO L’IGNAVIA DEI POLITICI DELL’AGRO CASERTANO-CASAPESENNA: MEMORIE SMEMORATE


L’agenzia di stampa Agi informa che stamattina si è tenuta la cerimonia di intitolazione di un centro sociale alla memoria di Antonio Cangiano, il vicesindaco che il clan ridusse per 21 anni su una sedia a rotelle

“IL SINDACO DI CASAPESENNA ZAGARIA NON CITA MAI LA PAROLA CAMORRA. NIENTE DI STRANO, AVETE MAI SENTITO DIRE A COSENTINO CHE PEPPE O PADRINO E’ UN CRIMINALE INDEGNO E A CORONELLA CHE BIDOGNETTI E SETOLA SONO DEI MACELLAI?”
I resoconti dell’agenzia si stampa Agi mi riferiscono e ci riferiscono che durante tutta la cerimonia di intitolazione di un centro sociale alla memoria di Antonio Cangiano, vicesindaco ferito dal clan dei Casalesi e ridotto fino alla sua morte del 2009, su una sedia a rotelle, le autorità comunali presenti non abbiano mai pronunciato la parola “camorra”.
Quando leggiamo queste cose e constatiamo la sorpresa di colleghi giornalisti, che, magari arrivano da fuori e non sono avvezzi alle cose dell’agro aversane, nessun brivido ci attraversa. Non solo Fortunato Zagaria, non solo quelli dell’enclave più protetta della camorra, quella di Casapesenna, tre o quattro famiglie in tutto e zero pentiti, ma anche i politici che occupano un posto più importante la parola camorra non hanno mai pronunciata nei loro discorsi, limitandosi a generiche condanne di una non meglio identificata criminalità organizzata. Non abbiamo mai sentito Cosentino affermare, per esempio: “Peppe o padrino è un delinquente che merita l’ergastolo”. E mai Coronella fargli eco: “Bidognetti e Setola sono dei macellai. Buttale la chiave.”
Al di là del fatto che ogni essere vivente va rispettato come tale, anche quando si è macchiato di crimini inenarrabili, dissociazioni come queste, parole forti, simboliche, implacabili, pronunciate da alti rappresentanti delle istituzioni, rappresenterebbero una rottura di fatto, un’ autentica presa di distanza tra i politici dell’agro e la camorra, la fine di una lunga renitenza, di un sussiego di fatto, di un imboscamento annoso e sospettamente riguardoso: insomma, le istituzioni da un lato, i criminali distanti mille anni luce.
Ma queste parole io non le ho mai ascoltate in undici anni che lavoro a Caserta da giornalista. Men che meno si poteva pensare che le pronunciasse stamattina il sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria. Ma il problema non è solo di Cosentino, di Coronella, di Zagaria e di altri, ma anche nostra, di noi giornalisti, intendo, e, perché no, anche di quelli più impegnati sul fronte anticamorra. Mai ho letto su un qualsiasi giornale di questa provincia, se si eccettua qualche coraggiosa affermazione della collega Marilena Natale della Gazzetta di Caserta, delle cose come quelle da me scritte già in passato e ribadite in quest’occasione.
I politici dell’agro aversano, tutti, eccettuata qualche rarissima eccezione, meriterebbero la vergogna del pubblico ludibrio per la loro ambiguità, per la loro costante diserzione sui temi e sulle concrete politiche per la legalità, per il fatto di non aver lottato seriamente i clan, a partire da parole chiare, esemplari, nette che non hanno mai pronunciato, parole in cui il tessuto sociale ed economico di questa sventuratissima area territoriale non ha mai avuto la possibilità di specchiarsi, riferirsi, riconoscersi.
E non mi venissero a raccontare che questo governo ha fatto molto di più per sconfiggere la camorra di quanto non abbiano fatto tutti i precedenti. Associare quest’attività a un impulso di Nicola Cosentino o di un Gennaro Coronella o di un Giuliano stesso e non già all’iniziativa di un ministro degli Interni, che, calato in queste lande desolate dall’opulenta Varese come un ufo, in nome della cultura del risultato e degli obiettivi  (dovremmo prendere esempio da certi leghisti e non dileggiarli conformisticamente) se ne strasbatte di certi equilibri, è semplicemente una patacca incommestibile.
Forza, venite fuori, politici dell’agro aversano. Vivet almeno una schifezza di giorno da leoni, abbiate il coraggio di esprimere una rottura inequivocabile con i camorristi, additandoli uno per uno e declinando i loro nomi e cognomi.
Leoni o pecore? Semplicemente, volpini che si trasfigurano in struzzi.

 Gianluigi Guarino 

Nessun articolo correlato.