MORETTO (AN): “Subito la riforma della legge 223/91. Quanti licenziamenti ha sottoscritto la CGIL travisando la legge 223 del 1991 ?”
“Occorre mettere subito mano alla riforma della legge 223 del 1991 e nominare una Commissione d’indagine parlamentare per capire se essa sia stata applicata correttamente o sia stata, invece, un escamotage per favorire le aziende ad espellere i lavoratori con la scusa della crisi aziendale”. È quanto ha affermato il Vice Presidente del Consiglio comunale di Napoli, Vincenzo MORETTO, commentando le dichiarazioni di Epifani a proposito del milione e mezzo di disoccupati a causa della crisi economica mondiale che non sarebbe stata gestita come si deve dal Governo Berlusconi. “La crisi economica mondiale ha colpito anche il nostro Paese e non poteva essere diversamente in un contesto di economia globalizzato. Grazie agli interventi del Governo, in Italia la crisi ha avuto esiti meno intensivi rispetto al resto del Mondo. Per recuperare posti di lavoro, il Governo sta lavorando ad un piano di grandi opere per complessivi 200mila posti. Infatti, a settembre il CIPE darà il via libera per finanziare altri progetti infrastrutturale che, uniti a quelli già finanziati, porteranno a 200mila il numero di posti di lavoro. Ma la CGIL ha una visione diversa della realtà è, nei mesi scorsi, ha lanciato l’allarme sull’aumento del numero dei lavoratori che saranno licenziati. I dati che ha sciorinato il Segretario Generale della CGIL Guglielmo Epifani, per la loro gravità, hanno gettato nello sconforto e nella disperazione decine di migliaia di lavoratori e, conseguentemente, le loro famiglie. Molto – e mi assumo la responsabilità di quanto affermo – dipende proprio dai dirigenti locali della CGIL, i quali, per quanto di mia conoscenza diretta, avallano, di fronte alla Confindustria partenopea, le richieste dei datori di lavoro dell’hinterland napoletano circa ipotetiche ristrutturazioni, riorganizzazioni, conversione aziendale e quant’altro previsto dalla legge nr. 223 del 1991 in “materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro”, per espellere manodopera cinquantenne e poter assumere giovani ventenni guadagnandoci pure grazie agli incentivi concessi dal governo. Solo per citare alcuni esempi più clamorosi, ma le piccole e medie imprese italiane che “mettono in mobilità” il personale sono migliaia e sfuggono al censimento, vorrei citare il caso dell’ALGIDA di Caivano (Na), dove la CGIL, di fronte alla richiesta di ristrutturazione dell’azienda, avalla 90 licenziamenti a tempo indeterminato e poi si lamenta che l’azienda assume centinaia di lavori con contratti a tempo determinato che non diventeranno mai a tempo indeterminato. C’è il caso dei lavoratori dell’INNSE (che salirono su una gru dalla quale sono scesi sono in presenza di accordi con la nuova proprietà, dei dipendenti dell’URBE di Roma, anche questi ultimi sono saliti sul Colosseo scendendone solo a seguito di accordi fatti personalmente e senza l’intervento del sindacato, di quelli della settimana scorso che sono saliti sul Maschio Angioino, e, in tempi più lontani, ma non troppi, quello della ANCR – Partenopea, azienda di vigilanza privata. Se questi ultimi avessero fatto come i loro colleghi di oggi forse sarebbero ancora in servizio. il ruolo del Sindacato nell’applicazione della Legge 223/91 è fondamentale, ma oggi la loro figura è messa seriamente in discussione proprio perché non sono in grado di salvaguardare i lavoratori che così “si ribellano”. Se, dunque, le organizzazioni sindacali facessero per intero il loro ruolo, specialmente nel caso in cui l’azienda chieda l’applicazione della 223 nonostante abbia bilanci in attivo, il numero dei disoccupati sarebbe almeno del 50 per cento inferiore a quello annunciato da Epifani. L’impennata della spesa pensionistica sul Prodotto Interno Lordo (nel 2010 è previsto che raggiungerà quota 15 per cento) deriva in gran parte proprio dagli esuberi di personale in applicazione delle legge 223. Per tutto quanto sopra esposto” – ha concluso Moretto – “c’è bisogno di nominare una Commissione parlamentare d’indagine che monitorizzi e censisca tutti i casi in cui è stata utilizzata la legge 223/91 e come la sua cattiva applicazione abbia portato all’espulsione dal mondo del lavoro di decine di migliaia di persone che hanno finito di gravare sulle tasche degli italiani, mentre, con una più oculata gestione delle crisi da parte degli imprenditori e sindacalisti, oggi avremmo un numero considerevolmente ridotto di lavoratori disoccupati o in cassa integrazione”.
Si ringrazia per la fattiva collaborazione
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