MORETTO (AN): “No alle gabbie salariali, si ai contratti che premiano la produttività e, quindi, il merito”

moretto-vincenzo-vice-presidente-del-consiglio-comunale-di-napoli.jpg“No alle gabbie salariali”. Lo ribadisce Vincenzo MORETTO, vice Presidente del Consiglio comunale di Napoli, con un passato ultra trentennale di dirigente sindacale a livello provinciale, regionale e nazionale. “La busta paga di un operaio dell’industria al Sud è, in media, “più” leggerà di un 15% rispetto a un collega del Nord” – sottolinea Moretto – “mentre un impiegato meridionale del settore industriale guadagna anche il 22% in meno. Una differenza dovuta anche a una minore presenza nel cedolino delle voci aggiuntive al salario minimo previsto dal contratto nazionale di riferimento come i contratti aziendali o i premi legati alla performance dell’impresa. Il dato contenuto nella pubblicazione della Banca d’Italia sulle economia regionali 2008 e riferita alle imprese con più di 20 dipendenti, fotografa il divario nelle retribuzioni in Italia” – aggiunge Moretto – “e sostanzialmente replica quello registrato da Via Nazionale lo scorso anno quando si parlava di un differenziale medio del 20% negli stipendi dei dipendenti Nord-Sud e che ricordava comunque i differenti costi della vita che caratterizzano le due macroaree italiane.  Le gabbie salariali bloccano il mercato” – secondo l’esponente del PDL che in proposito, grazie alla sua profonda conoscenza del mondo del lavoro, avanza una sua proposta “Quello a cui possiamo andare incontro sono i contratti di compartecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, al lordo degli ammortamenti e degli investimenti. Il grande problema che abbiamo noi oggi” – sottolinea Moretto – “è quello di aver un’Italia duale più che nel reddito, nei modelli di sviluppo, cioé un’Italia che al Nord ha puntato massicciamente, anche grazie all’aiuto del Governo, sull’apparato produttivo, sulla crescita sostenibile e competitiva, al Sud, invece, su una espansione illimitata del pubblico. Dunque, più che gabbie salariali si può puntare sulla stipula di contratti di compartecipazione che possiamo racchiudere nella definizione di “un negozio giuridico con il quale il datore di lavoro stipula il contratto, caratterizzato dalla erogazione di un emolumento mensile fisso di entità pari a quello che oggi viene considerato il “minimo vitale”, dell’ordine di poco più di mille euro, e da una retribuzione condizionata e variabile, non pensionabile, che scatta solo al prodursi di utili da parte del datore di lavoro. E questo, è ovvio” – secondo Moretto – “comporterà un controllo da parte degli stessi lavoratori e dei loro rappresentanti, sulla gestione, al fine di evitare sia sprechi sia, soprattutto, occultamento dei profitti. Di fronte alla introduzione di una retribuzione fissa, ma contenuta, e di una componente variabile, capace di rendere più contenuto il costo del lavoro ed il suo riversarsi sui costi di produzione e sulle accresciute potenzialità di competizione dell’impresa, lo Stato” – sottolinea Moretto – “dovrà rinunciare alla tassazione sulle quote di utile che le imprese detrarranno per la utilizzazione sul reddito dei lavoratori nei contratti di compartecipazione. Ritengo” – ha concluso Moretto – “che questo strumento possa portare al Sud ad un incremento massiccio della occupazione, specie giovanile, e contribuisca ad una effettiva produzione dei redditi delle imprese pubbliche e private rispetto alla aleatoria ed improduttività dei “lavori di pubblica utilità” o di quelli “socialmente utili”. Mi fa piacere che anche l’associazione “Fare Futuro” di Gianfranco Fini vada nella nostra stessa direzione, cioè su una contrattazione basata sulla produttività e, quindi sul merito”.
Si ringrazia per la fattiva collaborazione

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