Moltissima gente al trigesimo di Francesco Troiano, il militare investito sull’A1
SPARANISE – Grande emozione e volti bagnati dalle lacrime sgorgate copiose dal viso, hanno accompagnato il trigesimo in onore del Caporal Maggiore Scelto Francesco TROIANO, militare di stanza presso la caserma “Oreste Salomone” di Capua, investito lo scorso 16 luglio sull’autostrada A1 da una “bisarca” mentre accompagnava una ottantina di Volontari a Ferma Prefissata del 47° Reggimento Addestramento “Ferrara” che dovevano svolgere il servizio di “Guardia d’Onore” al Quirinale. La Santa Messa, che si è tenuta presso la Chiesa Madre di Sapranise stracolma di parenti, amici e commilitoni di Troiano, è stata officiata da S.E. Monsignore Arturo AIELLO, Vescovo della diocesi di Calvi-Teano, unitamente al Cappellano militare del Raggruppamento Unità Addestrative (R.U.A.) don Caludio RECCHIUTI. Durante il rito religioso, la sorella di Francesco ha letto la poesia scritta da un soldato Americano, George L. Skypeck, pluridecorato reduce della Guerra in Vietnam, tratta dal suo poema “Soldier”, dal titolo “Essere soldato”: “Sono stato quello che gli altri non volevano essere. Sono andato dove gli altri non volevano andare. Ho portato a termine quello che gli altri non volevano fare. Non ho preteso mai niente da quelli che non danno mai nulla. Con rabbia ho accettato di essere emarginato come se avessi commesso uno sbaglio. Ho visto il volto del terrore, ho sentito il freddo morso della paura. Ho gioito per il dolce gusto di un momento d’amore. Ho pianto, sofferto e ho sperato. Ma, più di tutto, ho vissuto quei momenti che gli altri dicono sia meglio dimenticare. Quando giungerà la mia, ora agli altri potrò dire che sono stato orgoglioso per tutto quello che sono stato: Un soldato”. Quanto sano orgoglio nelle parole di Skypeck con le quali la sorella ha voluto rendere omaggio al fratello Francesco che, prima di approdare a Capua, aveva già effettuato missioni di “Peacekeeping” all’estero. Con la sospensione del servizio militare di leva e la conseguente trasformazione in un esercito di professionisti, di solito si intende il ”volontario” come una sorta di ripiego per un lavoro che non c’é. Falso, chi sceglie di fare il professionista dell’Esercito, e Francesco è stato un esempio per tutti, lo fa per “Amore”, è una scelta di vita che significa mettere la propria vita a disposizione degli altri. In questo “volontariato” ci si gioca la pelle. Motivo? Cercare di portare la nostra più grande conquista la DEMOCRAZIA, laddove ancora non c’è. Ci riusciremo? Ci vorrà del tempo? Per adesso gli unici che si espongono sono i nostri bravi soldati o, anche, organizzazioni di medici. E noi che facciamo? Noi possiamo solo essere al loro fianco con il pensiero e ringraziarli per quello che fanno. Grazie Francesco.
NUNZIO DE PINTO
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