Leonardo Impegno,capogruppo PD al comune di Napoli, rilascia un interessante intervista al Corriere del Mezzogiorno sulle future scelte politiche in Campania: Il nostro destino non può essere consegnato all’Udc, le regionali si possono vincere e il Pd ha l’aspirazione di essere maggioranza
«Bassolino di nuovo in campo per Napoli? Nessun veto, ci mancherebbe. Ma è la gente che chiede di cambiare»; «le alleanze per le prossime regionali? Non possiamo consegnare il nostro destino all’Udc»; «la Campania regina delle tessere del Pd? La sproporzione tra il grado di partecipazione e il numero di iscritti impone alcune riflessioni »; «gli affondi di Bossi sul Mezzogiorno? La verità è che l’arroganza della Lega è stata legittimata una classe dirigente meridionale per molti versi incapace »; «Nicolais scivolato sull’antibassolinismo? Dovremmo solo ringarziarlo per quello che ha fatto e invece ho l’impressione, spiacevole, che qualcuno abbia voluto dargli una lezione e non ne faccia neppure mistero». Leonardo Impegno, presidente del Consiglio comunale di Napoli, sostiene senza se e senza ma la linea Franceschini ed è candidato alla segreteria regionale dei democratici.
«La mozione nazionale di Dario — riprende Impegno — sembra fatta apposta per noi: chiede un partito più aperto, un rinnovamento della classe dirigente e nuove alleanze. Anche lo slogan calza perfettamente con le nostre esigenze: liberare il futuro » .
Presidente Impegno, qualche giorno fa ha dichiarato che l’ipotesi di candidatura di Antonio Bassolino a sindaco di Napoli è un’assurdità che non andrebbe neppure commentata. Quindi lei, se diventasse segretario regionale, porrebbe un veto…?
«Non pongo veti su nessuno perché non appartiene alla mia cultura politica».
Questo è un cambio di rotta?
«Macchè. Io mi pongo un problema serio di sintonia con la gente della Campania. Quella in carne e ossa».
Sintonia su che?
«Presto detto: le cittadine e i cittadini ci chiedono di cambiare, di liberare il futuro , al di là delle discussioni interne e dei tifosi di una parte o dell’altra. Lo stesso Bassolino ha detto più volte che è finito un ciclo politico. E lo ha affermato, non dimentichiamolo, nei momenti più difficili della sua gestione».
In piena emergenza rifiuti.
«Sì, nei giorni neri dell’emergenza ha sostenuto la necessità di concludere un compito. Non certo di aprire una breccia verso un nuovo futuro per sé».
Lei è giovane, ma abbastanza navigato per sapere che un anno, in politica, rappresenta un tempo lunghissimo. In 12 mesi può cambiare tutto.
«Lei parla di un anno, io metterei sul tappeto 15 anni e dico senza alcun rimpianto che non sono per l’eterno ritorno dell’identico » .
Già, ma in questi 15 anni Bassolino non ha mai perso un’elezione in cui era direttamente coinvolto. Mica roba da poco.
«L’altro ieri e ieri sono il passato. A noi interessa l’oggi. Anzi, il domani. E quello che vedo io è un Pd che deve ripartire da alcuni dati molto preoccupanti. Soprattutto nell’area napoletana».
Prego, ce li illustri.
«Il 48% di astensionismo alle ultime elezioni, che sommato alle schede bianche e nulle porta il non voto al 53%. Poi, vorrei precisare che il partito democratico, in termini di voti assoluti, sempre nel contesto partenopeo, è passato dai 182 mila voti delle politiche 2008 ai 91 mila consensi delle provinciali 2009. Ricordo che quando Bassolino si è candidato a sindaco per la prima volta, a inizio anni Novanta, l’astensionismo era al 33%. In tutto questo tempo c’è stata una progressiva disaffezione nei confronti della politica e del centrosinistra. Una delle ragioni per cui mi sono candidato a segretario campano: il rinnovamento è cosa seria. E deve proseguire alle comunali e regionali con la promozione di una nuova classe dirigente. Altrimenti, come dice giustamente Biagio De Giovanni, rischiamo di incarnare la conservazione » .
Le ricordo che nelle ultime provinciali, a Napoli, il candidato, Luigi Nicolais, ha puntato molto sulla richiesta di una svolta, di un cambiamento della classe dirigente. Ed è andata come è andata.
«Nicolais andrebbe solo ringraziato: non so quante persone avrebbero deciso di scendere in campo dopo il dramma rifiuti. Invece gli addossano la responsabilità della sconfitta. Una cosa ingenerosa e inaccettabile».
Passiamo alle prossime regionali. Come le affronterebbe da segretario?
«Saranno un banco di prova difficile da affrontare. Ma ci sono condizioni per vincere e dobbiamo vincere. L’importante è saper rispondere alla domanda di cambiamento che ci viene rivolta » .
Allati con chi?
«Serve una coalizione nuova e, ribadisco, una nuova classe dirigente » .
Anche lei ritiene importante, se non fondamentale, il rapporto con l’Udc?
«Io penso che la cosa più importante sia il programma. Che non deve riproporre le formule del passato che hanno evidenziato limiti importanti su rifiuti, sanità, spesa dei fondi europei, ambiente e così via».
Sì, ma l’Udc di De Mita?
«Non possiamo consegnare il nostro destino all’alleanza con l’Udc o, come sento dire, con l’Mpa. Non si vince per somma aritmetica di voti ma sulla base della credibilità della proposta di governo».
Da cosa bisogna partire?
«La nostra strategia deve partire dal Pd, che ha l’aspirazione di rappresentare la maggioranza dei campani».
Linea veltroniana?
«Calma. Questo non vuol dire che non dialogherò con tutti, se sarò eletto. Vuol dire che partirò dal programma e dal Pd».
Lei ha criticato, prima, i risultati dell’amministrazione regionale. Come vede quelli del Comune?
«Abbiamo ancora due anni per portare a casa buioni risultati. Perché, sia chiaro a tutti, si voterà nel 2011»
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