In camper per aiutare gli immigrati
Volontari sulle spiagge dove gli extracomunitari sbarcano il lunario. Il progetto “Estate solidale” dell’Associazione 3 Febbraio: contro l’indifferenza e l’intolleranza. Il racconto di Asad “Quest’anno è un disastro gli affari vanno malissimo”
di TIZIANA COZZI
Con un camper in giro per le spiagge. Sulle tracce di chi vende merce trasportata a spalla. Ogni giorno lo stesso tratto di arenile, ogni giorno un bagnante diverso a cui offrire la propria mercanzia. Un duro lavoro da portare avanti tutta l’estate. Sono i venditori immigrati bengalesi, senegalesi, packistani. Per due mesi un camper dell’associazione 3Febbraio (A3F) di Napoli li ha seguiti. Li ha cercati al lavoro sulle spiagge, dal Cilento al litorale stabiese e fino a Vietri sul mare. Li ha incontrati in sei tappe, con sei occasioni d’incontro dove chi voleva poteva chiedere aiuto o semplicemente assistenza. L’hanno chiamata “estate solidale” anche per questo. “Perché di loro quasi nessuno si occupa in questo periodo – dice Gianluca Petruzzo dell’A3F – e soprattutto molti si infastidiscono della loro presenza, disturbano la quiete sotto l’ombrellone”. Castelvolturno, Miseno, Vietri sul mare, Palinuro, Gaeta, Sperlonga: spiagge che alla fine del “tour” in camper hanno rivelato indifferenza e intolleranza. “È stato molto complicato girare tra i lidi – spiega Petruzzo – trovare parole di solidarietà per gli immigrati. La gente non era interessata affatto e sul litorale domizio abbiamo trovato almeno 3 chilometri completamente blindati. Là non era concesso nemmeno il transito dei venditori. Non siamo riusciti a passare neanche noi”. Un pezzo del litorale casertano è off-limits, gli immigrati non riescono ad arrivare neanche via mare. I gestori dei lidi tutelano la tranquillità dei loro bagnanti.
I volontari dell’associazione antirazzista hanno battuto le spiagge dalla fine di giugno per offrire il loro aiuto agli immigrati che d’estate lavorano così, vendendo chincaglieria e tessuti sotto l’ombrellone. Impiego poco redditizio, ma unica possibilità di sopravvivenza. “Vendo giocattoli per bambini – dice Asad, venditore ambulante pakistano – sono stato a Scalea, Diamante e Castelvolturno ma quest’anno gli affari vanno malissimo. La gente compra poco. Ora mi sposterò a Vallo della Lucania, sperando che vada meglio”. Asad è uno dei pochi capace di investire dei soldi per stabilirsi qualche giorno nei luoghi dove lavora. Per gli altri, l’unica possibilità è il pendolarismo, ogni giorno sui treni per il mare, magari senza nemmeno i soldi per il biglietto, partenza all’alba, ritorno con l’ultimo treno della notte. “Se arriviamo a 50 euro al giorno è un’eccezione – continua Asad – . Quest’anno non si riesce a guadagnare nemmeno la metà, è un disastro. Abbiamo risparmiato tutto l’anno per comprare la merce, siamo partiti in gruppo con le tende. Ci accampiamo dove capita, non abbiamo soldi per pagare il posto in un camping. E tante volte finiamo la giornata senza nemmeno un euro in tasca”. Asad nel suo paese lavorava negli uffici dell’azienda di costruzioni di proprietà della famiglia, ha la passione per l’informatica “continuo ad insegnare ma sempre meno rispetto a prima”. Il bilancio, alla fine, è tutt’altro che positivo. Ma una buona notizia c’è. Merito dei napoletani dei quartieri popolari della città che con gli immigrati convivono da anni. Sono tanti i cittadini che hanno ceduto il garage della loro casa di vacanza agli immigrati di quartiere, per permettere loro di lavorare anche in estate.
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