IL dolore degli uomini e la bontà di Dio di Renato Pierri a cui risponde Corrado Augias

La mia lettera intitolata “La povera Marta s’ingannava. Il dolore non proviene da Dio”, da voi già pubblicata, è apparsa oggi su La Repubblica, col titolo: “Il dolore degli uomini e la bontà di Dio”. Trascrivo la risposta di Augias.

Renato Pierri

Risposta di Corrado Augias

Da secoli i credenti si pongono la stessa domanda: se Dio è onnipotente e infinitamente buono, perché c’è il male nel mondo? Unde Malum? Da dove viene il male? Riproporrre il tema a livello giornalistico, in un editoriale o in una rubrica di posta, è decisamente inadeguato. Si può al più sfiorare una delle fonti, la vicenda del povero Giobbe il quale si chiede quale colpa abbia mai commesso, perché Dio lo punisca in modo così spietato. Un amico tenta di dirgli che le punizioni sono il segno di una colpa in cui egli è caduto anche se non se n’è reso conto. Giobbe però sa di essere innocente, noi sappiamo addirittura che l’episodio simboleggia proprio la sofferenza innocente. Un altro amico dà una spiegazione diversa: la sofferenza è solo una prova cui Dio sottopone l’uomo per spingerlo verso la salvezza. Questi tenta insomma di conciliare il male nel mondo con l’infinita bontà e onnipotenza divine. Discorso in verità pericoloso: dal male interpretato come prova per guadagnare la vita eterna, sono venute innumerovoli sofferenze. E’ il discorso con il quale si è cercato di consolare chi è preda di dolori insopportabili, ostacolando per esempio l’uso di antidolorifici negli ospedali. La ricompensa, la beatitudine verranno nell’altra vita. Fedor Dostoevkij ne I fratelli Karamazof ha scritto su questa illusione una pagina straziante. Il filosofo Hans Jonas, sconvolto dallo spettacolo dei campi di sterminio, ha detto: “Dopo Auschwitz dobbiamo dubitare o dell’onnipotenza di Dio o della sua bontà”. La domanda resta.

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