Il destino di essere eroi. Di Rosario Amico Roxas
ROMA (6 luglio) – Nel maggio del 2004 rimase gravemente ferito nei furiosi combattimenti scatenati dai miliziani sciiti intorno alla Base Libeccio, a Nassiriya. Combattimenti nei quali perse la vita un suo commilitone, Matteo Vanzan. Oggi si è appreso che, a causa dei numerosi interventi chirurgici e della lunga convalescenza che ha dovuto subire per le ferite riportate, quelle ferite che solo per miracolo non gli sono costate la vita, un giovane lagunare ha rischiato di essere congedato d’autorità. (Da Il Messaggero).
Quante parole d’occasione sono state, ipocritamente spese, per identificare i morti come “eroi caditi per la Patria”.
Guai a quella nazione che necessita di eroi, e in Italia ne abbiamo tanti: basta morire di morte violenta e si diventa magistrati/eroi, servitori-dello-Stato/eroi; basta tacere e mantenere l’omertà sul cavaliere e si diventa-mafioso/eroe.
Ma questi eroi volevano diventare tale ? Tralasciamo il mafioso che è diventato eroe per una sola persona; ma gli altri ?
Il popolo italiano li ha mandati a combattere e diventare eroi ?
Nessun programma elettorale ha mai presentato al popolo elettore talune scelta autonome dei governi che indicavano la partecipazione attiva in un teatro di guerra non dichiarata, eufemisticamente e ipocritamente chiamata “missione di pace”.
Allettati da una paga ben condita dalla voce “rischio”, molti giovani si sono presentati volontari a quella che veniva loro presentata come “missione di pace” in Iraq.
Poi si sono ritrovati inseriti nel “Codice militare di Guerra”, con il contingente assimilato al comando inglese dichiaratamente in guerra.
La Patria li ha mandati a sostenere una guerra che oggi tutto il mondo condanna come la peggiore iattura che Bush poteva imporre agli alleati ?
I confini della Patria erano minacciati per cui divenne necessario il sacrificio umano per impedirne la violazione ?
Le guerre sono interne (di difesa) o esterne (di offesa); solo l’ipocrisia poteva inventare una mediazione per giustificare una guerra esterna di difesa, chiamandola guerra preventiva, cioè “certezza di una guerra per scongiurare l’ipotesi di una guerra”.
La guerra in Iraq ebbe due fasi, la prima tecnologica contro Saddam, facilmente vinta (ricordiamo Bush nella Portaerei: missione compiuta!!!); la seconda contro il popolo iracheno. Noi ci siamo inseriti (o meglio siamo stati inseriti) in questa seconda fase, che non potrà mai essere vinta, come non poteva essere vinta la guerra in Viet-Nam.
Ma era necessario dare l’immagine di com-partecipazione per non lasciare Bush isolato nelle sue responsabilità; così il governo mandò un contingente allo sbaraglio.
Ma giunsero i finanziamenti americani a mediaset; coincidenza ??????
Rosario Amico Roxas
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