Esecuzione stile camorra per un semplice diverbio

Si può morire per una semplice lite? No. Si può morire uccisi da tre colpi di pistola al volto, come nella più classica di esecuzioni di camorra senza essere un boss? No.

Antonio Coppola, l’edicolante quarantenne di Casoria, in provincia di Napoli, sarebbe stato ucciso per un banale diverbio. Secondo il racconto della moglie, la sera prima avrebbe rimproverato un uomo sorpreso a rubare un grappolo d’uva da un terreno nei pressi dell’edicola. Il giorno dopo l’esecuzione in perfetto stilo camorristico.

 

Il killer ha fatto fuoco tre volte con una pistola calibro 9.  Coppola era incensurato ed è stato ucciso mentre sistemava i giornali. E’ un brutto episodio di cronaca, se verranno dimostrate le prime ipotesi dei carabinieri. La violenza che dilaga a Napoli sembra inarrestabile e chi parla, chi denuncia e vuole dire basta, rischia di non tornare a casa.

Anche se odioso allo stesso modo, in questo caso non è un tentativo di rapina finito male. E’ la vendetta di un bullo di periferia, di un animale che non sopporta di essere ripreso, anche se colto in flagrante. E’ il trionfo dell’anarchia e della negazione di ogni regola di convivenza civile. Antonio ha perso la vita per vivere da persona onesta, questo è il problema.

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