I continui lanci di agenzia, il tam tam giornalistico e televisivo sulla crisi politico-istituzionale italiana mi ha spinto ad una riflessione. Una riflessione non voluta, di quelle che non ti poni mai: cos’è l’Italia?
L’Italia nella sua storia è stata tante cose: un impero con il nome di Roma, la prima federazione di Stati al mondo (vedi Lega lombarda), un regno, dieci regni, una repubblica, uno Stato moderno. Eppure dall’idea romantica di nazione, ci siamo sempre considerati “UNA” nazione. Ora cosa siamo?
Divisioni interne, corruzione dilagante e indecifrabilità della politica nazionale rendono difficile al cittadino medio italiano di capire cosa si è, di percepire l’identità nazionale ora più che mai. Anche i centocinquant’anni di storia unitaria appaiono passare in secondo piano dinanzi alla situazione attuale.
Le divergenze tra il presidente della Camera dei depurati, membro fino ad ieri del più grande partito italiano (Pdl) ed il capo del governo italiano, leader dello stesso partito, hanno approfondito la divisione nazionale, come se non bastasse quella tra destra e sinistra, tra polentoni e terroni, tra ricchi e poveri.
Ci troviamo senza identità e senza identità non si crea consenso “morale” e “legale”, ma bisogna ricorrere ai mezzi della persuasione, della propaganda e dell’accaparramento di risorse pubbliche ai fini di deviare le masse verso la propria fazione. Eppure ci dichiariamo nazione avanzata.
Mi rammarica molto percepire la divisione nazionale per territori, per lottizzazioni di potere o ancora peggio per patronati, dopo aver letto le biografie di Giolitti, Umberto II, Vittorio Emanuele II, De Gasperi, Togliatti, Berlinguer e tanti altri personaggi della Storia italiana. Mi rincresce molto la persecuzione dei giovani italiani dediti ad un bicchiere, uno solo, di alcool, quando a “corte” si commettono errori, crimini e quant’altro in grado di demolire la personalità istituzionale italiana.
Nel film “Le Crociate”, tra i miei preferiti, l’attore protagonista recita “Chi ha più diritto: gli ebrei, i musulmani, i cristiani? Chi ha più diritto?”. Si, chi ha più diritto? Chi è “primus inter pares” (primo tra pari) nella nazione italiana, chi vuole assassinare il nostro orgoglio nazionale, creando divergenze a non finire, non rendendoci capaci di intendere e volere.
Uno scritto sulla guerra nei Balcani (tutte le guerre civili tra gli stati dell’ex Jugoslavia), fa notare come molte persone si dichiarassero jugoslave prima dello scoppio della guerra e non le importava che al governo ci fosse una personalità di una determinata etnia o di un altra, i politici crearono quelle divisioni profondendole nel tessuto sociale per poi cavalcare l’onda dell’odio etnico e della guerra per i propri fini politici. Chi ha peccato in quella guerra?
L’Italia è sempre più divisa e divisibile, direi lottizzabile, e neppure le elezioni anticipate potrebbero salvarci dall’“Olocausto” nazionale, visto che non decide il popolo chi eleggere bensì i partiti politici a livello nazionale grazie alle liste bloccate ed al divieto della preferenza. Non vedo neppure positiva lo sblocco delle preferenze nell’attuale situazione di potere, dove il più forte è in grado di “pressare” la popolazione a proprio fine.
Cosa occorre? Non lo so di certo, ma certamente non quello che ci offrono i politici tutti in questo momento.
Mi riserbo di continuare in seguito, concedendomi anche alla proposta. Per il momento è tutto.