Da Napoli Magazine-CALCIO, PIERPAOLO MARINO: “SALUTO E RINGRAZIO LA CITTA’ DI NAPOLI”
Pierpaolo Marino, ex d.g. del Napoli, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine” a Castelvolturno. E’ stata l’occasione per salutare la città di Napoli.
- Si chiude il capitolo Napoli dopo 5 anni importanti della storia del club…
“Vi premetto che non mi sono presentato per una conferenza strappalacrime. Ci tengo a salutare tutti i collaboratori e tutti i tifosi del Napoli. I toni non saranno mai polemici. Il contratto si chiude nel settembre 2009. Ad agosto avevamo raggiunto un rinnovo di altri 5 anni, ma ho deciso di lasciarmi con il presidente con una stretta di mano reciproca anche commossa. Quando sono entrato in sala ho detto che ho portato con me le chiavi del custode di Castelvolturno: in questi 5 anni ho ricoperto tutte le vesti. Sono tornato a Napoli, mentre stavo facendo benissimo con l’Udinese. Sono tornato nel momento piu’ basso della storia del Calcio Napoli. Mi fa piacere di essere tornato, dopo lo scudetto del 1987. Ricordo ancora quando a Paestum il direttore d’albergo mi presto’ la stanza per i tesseramenti e per l’accordo con Sky. Passai alla hall dell’albergo: li’ mi spaventai. Fu un attimo. Sono stato un corridore solitario, salito su una bicicletta. Voluta la bicicletta, si pedala. Un giorno mi piacerebbe scrivere un libro su questi 5 anni di Napoli: non vi dico il titolo, altrimenti Aurelio se lo deposita. Partiti dal Cittadella, siamo arrivati a giocare a Lisbona in 4 anni. Dal punto di vista organizzativo devo ringraziare il commendator Cristoforo Coppola, che ci ha dato la possibilita’ di creare il centro a Castelvolturno. All’inizio mancavano gli spogliatoi e le docce. Andai con Tommaso Starace a comprare due stufe a gas per lo spogliatoio. Abbiamo giocato in zone incredibili. E’ stata un’avventura epica. Napoli-Chieti e’ stata l’unica sconfitta interna per tanto tempo: mi affacciai quel giorno da una stanza dell’albergo di Castelvolturno. Vidi 4 riflettori: Bruno, un collaboratore di cucina, mi disse che quei 4 riflettori non erano di un campo di calcio ma di un galoppatoio. Il commendatore Coppola, col figlio Francesco, si mise subito a disposizione: da li’ e’ nato il centro con tre campi. Quella e’ stata la pietra miliare per far ritornare il Napoli dalla C alla A in 3 anni. Abbiamo giocato nel campionato di B piu’ competitivo della storia: siamo arrivati moralmente primi in classifica, perche’ c’era la Juventus. Il mio ringraziamento e’ grande per la famiglia Coppola. Ringrazio i miei collaboratori Santoro, Baldari e Carpino: la prima segreteria è stata nella boutique dell’albergo. Lascio un Napoli, rispondendo al mandato che in quella notte famosa di settembre 2004 in Svizzera mi diede De Laurentiis. Il presidente mi chiede di riportare il Napoli in Europa in 5 anni e di avere i conti in ordine: abbiamo un ottimo bilancio, con un margine operativo lordo, ed abbiamo raggiunto l’Europa. A De Laurentiis sono grato: mi ha dato pieno mandato e mi ha fatto fare quello che volevo. Abbiamo battuto il Milan, non facendolo andare in Champions. Sicuramente ho commesso gli errori, come tutte le persone che lottano. Lascio un Napoli forte come squadra, che vale piu’ dei 7 punti”.
- Come analizza le ultime parole di De Laurentiis sul suo conto?
“Preferisco analizzare i 5 anni. Il comunicato della separazione e’ stato dettato con commozione dalla sua segretaria. Non e’ stata cambiata una virgola. Vado via perche’ De Laurentiis punta ad un calcio alternativa. Forse per l’evoluzione del Calcio Napoli, ho dovuto ricoprire un ruolo anarchico, antipatico e dittatoriale. Era necessario agire cosi’ per le passate gestioni. De Laurentiis e’ un amico. Il presidente Naldi spese tanti soldi, ma non aveva il bilancio in ordine. Io sono molto legato ai tifosi del Napoli: per molte notti non ho dormito perche’ sentivo la responsabilita’. E’ stato piu’ difficile di uno scudetto: il Napoli ora ha un futuro. Per questo sono contento e soddisfatto. Ho rinunciato completamente ai 5 anni di contratto. Nell’ultimo incontro ho rinunciato al contratto per amore del Napoli. Non potevo continuare con un metodo diverso. Il presidente, dopo 5 anni, ha imparato tutto: e’ una carta assorbente. Sono sicuro che proporra’ delle cose importanti. Applaudiro’ al nuovo Napoli. Si riparte da una base giovane. Hamsik, Lavezzi, Gargano, Quagliarella e Santacroce sono giovani”.
- Non c’e’ stata quindi nessuna buona uscita?
“No, ho rinunciato a tutto. C’erano solo delle pendenze arretrate”.
- Dov’e’ che ha sbagliato?
“Quando e’ finito lo scorso campionato. Nella passata stagione abbiamo sfiorato la Champions League, ma poi in conferenza ho dovuto dire piu’ volte che era diventata una bestemmia. Verso maggio avrei voluto gia’ lasciare, ma De Laurentiis non ha voluto. E’ giusto che De Laurentiis esca fuori in primo piano. Spesso e volentieri mi sono arroccato: gli errori commessi li ho fatti da solo. Nel lavoro di un manager si vede il risultato amministrativo e sportivo: non credo di aver toppato. Un perito dovrebbe leggere il bilancio nei 5 anni o se il parco giocatori vale molto: non e’ comunque un aspetto che mi interessa”.
- De Laurentiis ha parlato di un raffreddamento nel momento in cui ha scelto Donadoni…
“Io volevo andare via a maggio, perche’ ritenevo chiuso il mio ciclo. Abbiamo vinto prima la B, con la Juventus, ed abbiamo ritardato la risalita dalla C. Volevo andare via perche’ avevo delle offerte interessanti, in particolare una dall’estero. Dopo 5 anni bisognava cambiare un po’. Le cose dette erano trite e ritrite. Abbiamo fatto riunioni fiume con i giocatori; qualcosa nel tempo si logora, altrimenti i club sarebbero sempre composti dalle stesse persone”.
- Quali sono i giocatori acquistati che hanno deluso le aspettative? Quanta fatica sta facendo a non dire tutto quello che vorrebbe?
“Da 30 anni dico sempre quello che penso, senza freni. Non ho niente da tenermi dentro. Ho solo gratitudine nei confronti di De Laurentiis. Mi dispiace che abbia detto quelle cose, ma so che non le pensa. Volevo rimettere il mandato gia’ dopo Milano. L’ultimo mercato e’ stato fatto collegialmente. De Laurentiis e’ intervenuto con diversi presidenti in prima persona. Quagliarella in attacco offre qualcosa in piu’. Cigarini e’ stato fortemente voluto da Donadoni, che aveva seguito anche Floccari. Floccari ha rifiutato il trasferimento: Floccari e Cigarini sono i primi 2 giocatori che ha richiesto Donadoni. Cigarini prendera’ le redini del centrocampo. Mannini l’abbiamo dato in comproprieta’ con una valutazione di 3.5 milioni di euro: credo che sara’ un valore aggiunto per la prossima campagna acquisti. Campagnaro non si discute: peccato per l’infortunio, ma e’ forte. Il Napoli e’ piu’ giovane e piu’ forte dell’anno scorso”.
- Potendo tornare indietro, cosa cambierebbe? Come mai un silenzio stampa cosi’ lungo imposto ai giocatori?
“Potendo tornare indietro farei tante cose in modo diverso, ma non esiste la sfera di cristallo. Cambiando l’ordine dei fattori, comunque sono soddisfatto per dove e’ arrivato il Napoli in 5 anni. Chi opera commette sempre degli errori. Il silenzio stampa non e’ una mia scelta di vita: dove ho lavorato non li ho mai fatti. A Napoli pero’ ci sono stati dei momenti complicati. E’ stato propedeutico per ritrovare la serenita’. Ho condiviso il silenzio stampa in alcuni casi, me ne assumo la responsabilita’. Napoli e’ cambiata molto: prima c’erano pochi network, ora si parla del Napoli tutti i giorni. Si sfrutta il senso di appartenenza al Napoli. Tutto questo mondo che c’e’ attorno al Napoli, in alcuni casi ci ha creato problemi”.
- Come mai non sono stati presi i calciatori che voleva la piazza?
“Perche’ quando l’abbiamo fatto si creava del malumore. Spesso e volentieri hanno sorpreso giocatori poco conosciuti. Ricordate tutti la tripletta di Lavezzi contro il Pisa: fino a quel punto, a partire dalla presentazione di Lavezzi e Hamsik, eravamo stati contestati perche’ quelli non erano campioni. Per lavorare a Napoli occorre una grande forza mentale”.
- De Laurentiis ha detto che c’e’ stata una gestione monocratica…
“Era una gestione necessaria, perche’ il presidente era impegnato nel cinema. Siamo partiti dalla C. De Laurentiis mi aveva preso perche’ voleva delle certezze. E’ stato un lavoro incredibile. Camminando per il centro di Castelvolturno posso essere solo contento”.
- La presenza di un altro dirigente avrebbe alleviato la sua fatica?
“Sicuramente, ma ho scelto di vivere cosi’. Hanno collaborato alla grande da Santoro fino a Vallefuoco. Ora c’e’ una gestione che cambia ed è giusto che mi faccia da parte”.
- C’e’ un giocatore che avrebbe voluto portare a Napoli?
“Ce ne sono tanti. Ad esempio Di Natale. In un primo momento mi aveva invogliato ad avviare la trattativa, poi e’ venuto meno. Non so perchè”.
- Puo’ svelarci la famosa promessa a Lavezzi?
“Io con lui ho un ottimo rapporto. Quando a gennaio del 2009, dopo che avevano rinnovato 7 mesi prima, i suoi procuratori mi dissero che c’era un club inglese che gli offriva 3 milioni di euro all’anno. Dissi agli agenti di Lavezzi che se giocava bene ed arrivavamo in Europa gli avremmo adeguato il contratto. Dopo pero’ c’e’ stato un calo verticale. Ha fatto bene De Laurentiis a non premiare nessuno”.
- E il primo percorso nel Napoli e’ stato migliore del secondo?
“Portai De Napoli e Carnevale, ma lo scudetto lo vinse Maradona. In questi ultimi 5 anni abbiamo ricostruito il Napoli. Ricordo ancora che avevamo solo il nome: “Napoli Soccer”. Avevamo preso solo Sosa. Andai a vedere con Ventura Benevento-Cittadella. Mi disse: “Stiamo vedendo il Cittadella, ma noi chi siamo?”. 14 giorni dopo siamo andati in campo con una squadra nuova”.
- Quanto ha penalizzato la strategia dei diritti d’immagine?
“Potrei cercare un alibi. Il tetto degli ingaggi l’ho preteso io. So come una societa’ deve stare in salute. Spendendo il giusto non si pregiudica la vita di un club. Anche la stampa diceva che i vari Hamsik e Lavezzi erano pagati poco. Il tetto d’ingaggi salira’: e’ questa l’idea del presidente. Con Platini si va verso un adeguamento degli ingaggi. I diritti d’immagine vanno rivisti nel tempo, ma e’ qualcosa alla quale si uniformeranno tutti. E’ stata una bella intuizione di De Laurentiis. Ci credo ai diritti d’immagine, come sta facendo anche il Real Madrid. Il Napoli ce l’ha ma ci vuole una grande struttura che li utilizzi”.
- Le piace l’organico del Napoli?
“E’ un buon organico. Non e’ che perche’ manca l’esterno sinistro allora si puo’ perdere a Genova. Se si continua con un centrocampo a 5 occorre anche un quarto in difesa. Noi puntammo su Savini, mentre Datolo è più offensivo. La Juventus non ci ha voluto dare De Ceglie. Abate, terzino destro, sta facendo bene. Datolo ha grandi potenzialità. Il Napoli puo’ combattere per il sesto-settimo posto. De Laurentiis ha conservato le energie per gennaio. Dossena e’ una trattativa che si e’ complicata per le pretese del giocatore”.
- Donadoni è destinato ad andare via?
“Donadoni deve essere solo piu’ grintoso. E’ una brava persona, ma e’ una cosa che mi poteva riguardare fino a pochi giorni fa. Non posso rispondere io”.
- Rimpianti?
“Ricordo i fischi del San Paolo in occasione della gara con la Roma. Li’ c’era Zalayeta, che avrebbe potuto cambiare la gara”.
- Aveva pensato al nome dell’allenatore dopo Reja?
“Non ci avevo pensato”.
- E’ pronto l’ambiente calcio per le nuove idee di De Laurentiis?
“De Laurentiis ha grandi idee. Io sono contentissimo per quello che ho fatto. Vado via con grande nostalgia. Il Napoli lo seguiro’ sempre”.
- Come vedrebbe Gerolin nel nuovo Napoli?
“Ho lavorato con Gerolin, lo conosco da anni. Non sono in grado e ne’ voglio dare consigli a chi non ha piu’ bisogno dei miei pareri. De Laurentiis sa cosa fare”.
- Cosa farà ora?
“Riposo attivo. Dopo 12 anni di attivita’ continua ho tanta stanchezza accumulata. Non ci sara’ spazio per la noia”.
- Quando ando’ via Reja disse che era un giorno triste. Si era rotto qualcosa gia’ lì?
“Lì mi commossi molto. Sono un uomo sensibile. Abbiamo condiviso tante giornate insieme, quelle belle e quelle tristi. Anche Reja ha avuto una spinta per la sua carriera. Napoli ha dato tanto a Reja e viceversa”.
- Come mai il Napoli non e’ passato ad un 4-4-2 o ad un altro modulo?
“Abbiamo seguito le indicazioni di Donadoni, che nelle riunioni di progettazione ha sempre confermato che avrebbe giocato con i 3 difensori che e’ un metodo piu’ offensivo”.
- Quanto le mancherà la disputa dialettica con i sapientoni?
“Moltissimo, vedremo con chi se la prenderanno ora. Ho visto gente rancorosa nei miei confronti ed io l’ho buttata sempre sul punto di vista dell’ironia”.
Antonio Petrazzuolo
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com










